Ricognizioni

Giorgio Seveso, Daniele Fissore, Presentazione della Mostra, Galleria Documenta, Torino, 1978

È come se Fissore, fotografando e ridipingendo se stesso di fronte al proprio soggetto (devant le motif dicevano i paesaggisti francesi) operasse strutturalisticamente un passo indietro rispetto all’opera, alle sue seduzioni formali, al suo stesso spazio letterario, per fermare invece la sua attenzione e la nostra su qualcosa che l’opera appunto precede ma di cui è insieme matrice e condizione: sull’idea, insomma, dell’opera, sullo spazio di interazioni e interventi ideologici di cui essa è confluenza finale e sintesi aperta, problematica, dialettica. Se, in altre parole, Fissore fotografa, dipinge o riproduce se stesso che fotografa, dipinge o contempla il soggetto ciò non accade per una sua narcisistica (e gratuita) vertigine verista e iper-realistica quanto, piuttosto, per il dispiegarsi rigoroso e scrupoloso d’una tensione conoscitiva assai motivata e documentata, certo assai più vicina (concettualmente se non nel tempo) ai postulati letterari di scrittori come un Robbe- Grillet o un Blanchot ed allo strutturalismo di saggisti come un Roland Barthes che al gelido e mimetico sguardo neutrale della attuale pittura d’immagine USA e dei suoi epigoni europei. In questi lavori c’è appunto il segno d’una ricerca attenta e programmatica circa le relazioni vecchie e nuove che le singole parti dell’opera (i singoli termini, i diversi soggetti e oggetti, interni ed esterni all’opera stessa) tra loro vengono stabilendo. Anzi, si può dire che queste tele si avvalgono tutte di una costante di tipo esplicitamente metaforico circa la complessità di tali relazioni, e che questa metafora (la presenza fisica dell’autore in quanto termine, anch’egli, in rapporto con gli altri elementi dell’opera) assai efficacemente sintetizza il progetto poetico/pittorico di Fissore e lo rende persuasivo, stimolante, pregnante. Sono appunto questa tensione della ricerca e la qualità dei risultati già raggiunti a convincermi della portata del suo lavoro che, oggi, con tutta l’energia e la maturità di un “mestiere” ormai pienamente risolto, si avvia ad entrare a buon diritto e con forza di solidi argomenti nel dibattito e nel confronto in corso nel Paese sul terreno della pittura d’immagine.

Autoritratto 1976 acrilico su tela cm200x150 Autoritratto 1976 acrilico su tela cm150x200 Ricognizioni cabina telefonica 1972 acrilico su tela cm100x120 Ricognizioni autoritratto 1977 acrilico su tela cm100x120 Ricognizioni cabina telefonica 1972 acrilico su tela cm100x120

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