Hetty Einzig, Daniele Fissore, in “Arts Review”, 31 luglio 1981

“Questa è la sua prima mostra Londinese ed i quadri sono di nuovo prova dell’interessante lavoro prodotto dai giovani artisti in Italia. Contrariamente agli esponenti della “Nuova immagine” italiani, Fissore non si limita a giochi di spirito con le tecniche e la teatralità; vi è una serietà sincera nel suo approccio visuale e nel suo stile che risveglia rispondenze con il numero crescente di artisti impegnati in un auto-consapevole modo realista in Gran Bretagna. Dopo essere stato pittore superrealista, qualche anno fa, ha addolcito radicalmente il suo stile adottando secondo le sue affermazioni, modi e tecniche figurative del 19° secolo. Ma le radici di Fissore sono effettivamente più nella pittura metafisica, negli esseri incorporei, nell’atmosfera inquietante e trasformata di De Chirico o perfino Magritte: la schiena dell’uomo nella camicia verde seduto sull’erba ci fissa, ciascuna piega trascritta meticolosamente mentre gli elementi del pic-nic rimangono cubi e coni lasciati schizzati nella seppia del fondo. Spesso ricavati da foto i quadri hanno il focus dolce, i toni gialli e la lucidità irreale dell’istantanea degli anni trenta e come tali istantanee ravvivano e allo stesso tempo frustrano il desiderio di comporre una visione completa della realtà. Le teste sono tagliate fuori dal margine del quadro, le schiene bloccano la vista e segmenti di lucidi gomiti e di vestiti di cotone ci infliggono il supplizio di Tantalo”.

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